Mozilla Europe


Gli inviati di Intruders.tv hanno raggiunto Tristan Nitot, Presidente di Mozilla Europe, a Parigi per intervistarlo riguardo la storia di Mozilla Foundation, il futuro di Thunderbird e le novità che Firefox 3 catapulterà sul mercato dei browser.

È possibile guardare il filmato integrale dell’intervista a Tristan Nitot visitando questo link. Buona visione!

Fonte: Mozilla Italia


Dieci anni fa Netscape metteva a disposizione il codice sorgente del proprio prodotto di punta, Netscape Communicator 5, rendendolo un software open source. La decisione venne presa quando ancora Netscape era il browser più diffuso, 65 milioni di utenti e il 90% di quota di mercato nel settore scolastico, secondo dati interni di Netscape. Ma Internet Explorer stava rapidamente recuperando grazie al fatto di essere gratuito (all’epoca Netscape costava circa 30 dollari) e soprattutto grazie al fatto di essere integrato in Windows 95 e nell’imminente Windows 98 (pubblicato nel giugno 1998).

Con una quota di mercato così scivolosa, Netscape decise di concentrarsi sui prodotti orientati alla fascia Enterprise e di regalare il proprio browser ma, cosa più importante, consentì a dei volontari di lavorare sul prodotto. Mozilla non era altro che lo user agent di Netscape (il nome che utilizza un browser per contattare un server web), un ricordo del primo nome in codice di Netscape.

Con il passare del tempo, Mozilla sarebbe diventato il nome dell’omonimo progetto open source, AOL avrebbe comprato Netscape e Internet Explorer avrebbe superato il 90% di quota di mercato, creando il periodo peggiore nella storia dei browser nel quale l’innovazione era rappresentata dagli utenti di una nicchia formata da Opera e da alcuni remix di Internet Explorer.

Nel 2002, Mozilla pubblicò finalmente la prima versione del proprio prodotto.

Poi arrivò Phoenix, che prese il meglio della suite applicativa Mozilla e ne fece un prodotto consumer. Più o meno in quel periodo, AOL creò la Mozilla Foundation staccando un assegno da 2 milioni di dollari. Phoenix, poi ribattezzato Firefox, divenne immediatamente un successo mondiale nel 2004.

Dieci anni di momenti belli e brutti, frustrazioni e soddisfazioni. Ma, dopotutto, l’esistenza di Mozilla e il suo successo sono un qualcosa che noi tutti possiamo festeggiare: la possibilità di scelta porta alla standardizzazione e all’innovazione, non importa se questa arrivi da Opera, Safari, Mozilla o da Microsoft.

Fonte: mozilla links – edizione italiana

Mozilla Corporation ha annunciato la nomina di John Lilly a Chief Executive Officer, ruolo precedentemente ricoperto da Mitchell Baker che prosegue il proprio impegno in Mozilla nel ruolo di Chairman.

John Lilly è la persona giusta per portare a compimento la maturazione di Mozilla” ha dichiarato Mitchell Baker. “John ha saputo sviluppare un’organizzazione che è integrata nel DNA di Mozilla e dell’open source e che è in grado di funzionare a un livello di efficienza estremamente elevato, un’esigenza imprescindibile nel nostro settore”.

In qualità di CEO l’attività di John sarà incentrata sul prodotto, sulla tecnologia e sulle attività di Mozilla Corporation. Il ruolo di Mitchell sarà invece maggiormente orientato a far sì che gli obiettivi e la vision di Mozilla contribuiscano ad apportare cambiamenti in alcuni aspetti dello sviluppo di Internet quali gli standard e l’interoperabilità, il trattamento dei dati e l’utilizzo di meccanismi di mercato a sostegno degli enti di pubblica utilità.

Sono molto onorato e felice di portare avanti la mission di Mozilla, al cui cuore sta la crescita del Web partecipativo. Il Web costituisce l’innovazione più importante dei nostri tempi, poiché influenza tutto” ha dichiarato Lilly. “Con migliaia di contributori open source, oltre 125 milioni di utilizzatori e un numero infinito di organizzazioni che fanno affidamento sulla nostra community e sulla nostra tecnologia, Mozilla ha un ruolo unico in questo scenario”.

Ho lavorato per diversi anni sia con Mitchell che con John e appoggio pienamente queste scelta, che consentirà alla nostra organizzazione di fare ancora più cose di prima e di farle bene” ha dichiarato Mitch Kapor, membro del board ed ex chairman di Mozilla Foundation.

John Lilly – nota biografica:

John Lilly entra in Mozilla Corporation nel 2005 in qualità di Vice President Business Development e dal 2006 assume il ruolo di COO e membro del Consiglio di Amministrazione. In precedenza John Lilly era stato fondatore, CEO, CTO e VP prodotti di Reactivity, una software house acquisita da Cisco Systems nel 2007. Prima ancora era stato in Apple, Sun Microsystems e Trilogy Software. Lilly ha partecipato attivamente a progetti open source in qualità di membro dei board per Open Source Applications Foundation e la Participatory Culture Foundation. Lilly si è laureato e ha conseguito il master in informatica presso la Stanford University.

Ulteriori informazioni sono disponibili ai seguenti indirizzi: blog di Mitchell Baker e blog di John Lilly.

No, non è un cavallo godzillato (ippomozilla), bensì l’ipotesi avanzata da Silicon Alley Insider di una IPO, OPV per dirla all’italiana, da parte di Mozilla.

But others–dare we say most?–will continue to contribute and carry on the Firefox anti-IE fight, especially after Mozilla distributes pre-IPO shares to the most prolific contributors (vesting over four years, of course, with more options granted every year, so as to ensure ongoing loyalty).

Subito sono arrivate le smentite lato Mozilla (oppure quella di John Lily, Chief Operations Officer in Mozilla).

We’ve said this before on the record and we’ll reiterate categorically that there’s no intent or desire to do a public offering, no plans to do so, and an overwhelming sentiment here that to do something like this would fundamentally undermine what Mozilla is about.

Seguono ulteriore risposta di Henry Blodget e contro risposta di John Lily.

Io intanto mi porto avanti e comincio a fare i conti:

  • responsabile della localizzazione italiana di AMO
  • responsabile della localizzazione italiana di Mozilla Europe e delle pagine statiche su Mozilla.com (per capirci, quelle che vedete ogni volta che aggiornate Firefox)
  • responsabile quasi ufficiale della localizzazione italiana di Firefox
  • amministratore del forum del progetto ufficiale di localizzazione italiana

Quante azioni mi toccherebbero? Io spero nessuna.

Da un lato mi piacerebbe vedere gratificato economicamente il mio impegno, dall’altro ho il timore che una simile scelta sarebbe l’inizio della fine per Mozilla.

Sia ben chiaro: ho sempre fatto questo lavoro gratis, così come tutti gli altri ragazzi di Mozilla Italia, e continuerò a farlo finché ne avrò tempo e possibilità, anche se non nascondo che un minimo ritorno economico semplificherebbe le cose. Ad esempio sarebbe possibile rinunciare a piccoli lavori per garantire ore di lavoro a Mozilla invece di lavorare di notte, a scapito di vita sociale e qualità del lavoro stesso. Per inciso: ritengo che tale qualità sia sempre stata buona, anche se alcuni lavori “giovanili”, visti con gli occhi di oggi e alla luce dell’esperienza accumulata, risultano delle discrete schifezze :P

Già adesso, a mio modo di vedere, è difficile conciliare l’esistenza di sviluppatori non pagati e di dipendenti, figuriamoci se si decidesse di distribuire azioni: alcuni collaboratori di lunga data farebbero le valigie per altri progetti OS, altri arriverebbero attratti solo dalla possibilità di guadagno. Meglio evitare.

di Francesco Lodolo, via pseudotecnico:blog

Il browser Firefox ha raggiunto una popolarità molto elevata sorpassando, la scorsa settimana, i 400 milioni di download. Lo sviluppo del browser non sarebbe possibile senza le donazioni, gran parte delle quali effettuate da Google.

Il legame tra le due aziende è molto forte e a fronte delle donazioni, Google ottiene l’integrazione come homepage personalizzata e la titolarità del box di ricerca integrato nel browser.

Il rapporto tra Mozilla e Google potrebbe tuttavia incrinarsi, secondo il New York York Times. A causare malumore tra le parti dovrebbe esserci AdBlock Plus, un’estensione capace di bloccare il caricamento delle campagne pubblicitarie, comprese quelle Google AdSense. L’estensione è disponibile per il download dal sito Mozilla, tra quelle raccomandate e più popolari.

La pubblicità, specie in quelli gratuiti come il nostro, serve a finanziare un servizio offerto in maniera gratuita agli utenti: AdBlock blocca le pubblicità e di conseguenza impedisce l’offerta gratuita di contenuti a tutti gli utenti della rete. Il meccanismo, rapportato a Google, rappresenta un danno evidente per un’azienda quotata in borsa.

"Google conferma il suo supporto a Mozilla e Firefox", questa è stata la risposta dell’azienda al Times, ma gli esperti del settore rimangono scettici. Danny Carlton, sviluppatore web, ha messo a punto una tecnologia che non permette l’accesso al suo sito agli utenti con l’estensione AdBlock Plus installata.

"Qualsiasi proprietario di un sito ha il diritto di fare la stessa cosa", ha dichiarato Carlton.

Il Times ritiene che Google possa ridurre le donazioni a Mozilla, la quale si vedrebbe costretta a ridimensionare il progetto o addirittura a chiuderlo. L’azienda di Mountain View non perderà i 400 milioni di utenti del browser e per ovviare alla morte di Firefox potrebbe acquisire aziende del settore o crearsi un browser proprietario.

La visione del Times rimane tale, Google ha smentito e Mozilla non ha rilasciato dichiarazioni. L’associazione si è esposta su tutt’altro argomento al sito web TechCrunch, lanciando un appello ad Apple per una partnership che la porti ad abbandonare Safari per passare a Firefox. Il nemico comune è stato identificato, senza sorpresa, in Microsoft. Apple raccoglierà l’invito?

Fonte: Tom’s Hardware

"Il mio sogno è che loro (Apple, ndr.) scelgano la combinazione Mozilla – Gecko – Webkit e lascino perdere Safari. Noi vediamo Safari e Firefox alleati nel portare diversità al Web". Così Tristan Nitot, presidente di Mozilla Europe, in una breve intervista rilasciata a TechCrunch.

Il grande "nemico"? Microsoft ovviamente. "Non siamo contro Microsoft – specifica Nitot – siamo contro il monopolio di Microsoft". A suo dire, parafrasando il film "Spiderman", "ai livelli più bassi di Microsoft ci sono persone proprio come me, gente che capisce la rete e la forza degli standard web, gente che capisce che, citando Spiderman, da un grande potere deriva una grande responsabilità".

E il DRM? "Non credo che il DRM abbia un futuro – spiega Nitot – trattare i propri clienti come ladri non fa bene agli affari. Oggi il cliente è il Re, ma (in quel caso, ndr.) vengono prima considerati dei ladri".

Fonte: Punto Informatico

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