Guerra dei browser


In Mozilla Foundation si devono essere accorti che il loro browser comincia, sotto alcuni aspetti, ad inseguire la concorrenza anziché portare innovazione: l’esecuzione di tutte le tab nello stesso processo è infatti una delle limitazioni dell’attuale Firefox mentre sia Chrome che Internet Explorer 8 adottano un approccio più solido, creando un processo per ciascuna tab.

Con l’obiettivo di superare questa limitazione è nato un anonimo progetto (spero che Content Process non sia il nome) coordinato da sviluppatori Mozilla di lunga data; la roadmap iniziale prevede quattro fasi, durante le quali verranno aggiunti i vari componenti.

Frutto della prima fase sarà un proto-browser mono-tab con un processo per l’interfaccia e uno per il rendering dei contenuti, senza supporto a sessioni o connessioni sicure; successivamente (per novembre) verrà aggiunto il supporto a più tab mentre nella fase III verranno definite le API. Seguirà poi la fase finale del progetto, da cui dovrebbe prendere vita il nuovo browser.

Stando alla roadmap non si avrà il prodotto finale prima di un anno e, proprio queste tempistiche, stanno spingendo gli sviluppatori a cercare soluzioni alternative che possano ridurre i tempi.

Tra le ipotesi più suggestive figura la sostituzione dell’attuale stack di rete (chiamato Necko) con quello di Chromium, il progetto open source alla base di Chrome.

Vincerà l’orgoglio o la qualità?

Fonte: OneOpensource

Grazie ad una intervista esclusiva a Tristan Nitot, Presidente Mozilla Europe, è stato possibile scavare sotto la superficie tecnologica del gruppo per capire qualcosa di più dell’anima non profit e del cuore open source di Firefox.

Tristan Nitot. Sposato, due figli, fondatore e Presidente di Mozilla Europe. La sua è una lunga esperienza nel mondo dei browser: nel Maggio del 1997 è già in Netscape, pochi anni dopo annusa il profumo di Mozilla, dal 2003 ne è alla guida della divisione europea.

Ma Mozilla è un elemento a sé stante nel quadro che analizziamo ogni giorno: ha cuore open source, anima non profit, carattere arrembante e pedigree nobile. Il browser ha spiazzato il mercato riuscendo ove nessun altro era mai riuscito: sfidare Internet Explorer. Il gruppo, per questo motivo, ha solleticato un’idea tale per cui una nuova possibilità potesse esistere, un’alternativa fosse possibile. Oggi Firefox ha cifre in continua crescita mentre Internet Explorer si è ormai adagiato su una nuova dimensione, allontanandosi giorno dopo giorno dalla vecchia posizione di predominio mantenuta per molti anni (gli ultimi dati fotografano un ulteriore -0.7% nel mese di Aprile per IE con parallelo 0.4% per FF).

Tristan Nitot

Ma con la crisi economica che grava sul mercato, e con una crescente concorrenza che mette ulteriore pressione sul mondo dei browser, capire come sta procedendo l’attività di Mozilla significa carpirne l’essenza. Significa arrivare a vederne le fondamenta. Mozilla è una mosca bianca in un mercato tanto caleidoscopico quanto indifferenziato e merita pertanto una analisi a sé. Della tecnologia sappiamo tutto o quasi; Firefox è parte integrante della cultura condivisa; Prism lo abbiamo imparato a conoscere oggi stesso, Fennec lo incontreremo a breve. Grazie all’intervista esclusiva concessaci da Tristan Nitot, Presidente Mozilla Europe, abbiamo pertanto tentato di scavare un po’ sotto la superficie.

E ne è uscita materia di studio del tutto interessante: da Chrome ai rapporti con Google, dalla posizione sulle indagini relative ad Internet Explorer fino alla sostenibilità della dimensione social del Web.

Quando la crisi economica ha iniziato a far pressioni sul mercato, in molti si sono chiesti quale fosse la reale sostenibilità di quelle che sono le aziende che si basano su business meno tradizionali e meno collaudati. Andando al cuore del problema: come sta rispondendo la Mozilla Foundation alle pressioni della crisi economica?
«La maggior parte delle entrate di Mozilla deriva da accordi con motori di ricerca partner. I motori ricevono traffico dal box di ricerca della start page di Firefox (nell’angolo in alto a destra sul browser) e pagano Mozilla per questo. Per questo motivo non siamo così colpiti dalla crisi. Siamo stati una azienda molto parsimoniosa fin dall’inizio, per cui siamo pronti ad affrontare la crisi se dovesse giungere a colpirci»

In passato vi sono state molte speculazioni relativamente alla dipendenza di Mozilla dai capitali provenienti da Google. Oggi il rapporto tra le parti quanto pesa sul computo totale degli introiti del gruppo? «È vero che Google è il nostro partner numero uno in quanto ad entrate, circa l’80%. Una cosa poco risaputa è il fatto che Mozilla mette da parte una significativa quota delle entrate in un “fondo di riserva” tale per cui se uno dei nostri partner dovesse improvvisamente lasciarci, non dovremmo cercare un nuovo partner presi dall’emergenza. Stiamo anche lavorando per diversificare le nostre entrate»

Come interpreta Mozilla l’avvento di Chrome e come può essere il rapporto tra i due browser e le due aziende nei prossimi anni? «Chrome è chiaramente un concorrente, e Google è certamente un gruppo che capisce a fondo il Web, ha ingegneri illuminati, un buon brand e molto denaro. Per questo motivo anche se Chrome non ha una significativa quota di mercato, ha comunque un forte potenziale e può diventare un serio concorrente in futuro. Penso che Chrome abbia l’obiettivo di soppiantare Internet Explorer, perché è pericoloso per Google dipendere dal rivale Microsoft nel mettere a disposizione i propri servizi. Inoltre Internet Explorer, in qualità di browser, è in ritardo dal punto di vista delle funzionalità e ciò limita la capacità di Google di innovare e mettere a disposizione nuovi servizi. Dall’altra parte Firefox è innovativo e veloce, e non appartiene a Microsoft. Per Google è Internet Explorer il target, non Firefox»

Tutti contro Internet Explorer: la denuncia di Opera presso la Commissione Europea è destinata a far discutere ancora per molto tempo. Se l’UE accordasse le tesi dell’accusa, quale potrebbe il nuovo quadro della situazione? «È una discussione molto complessa da affrontare. Come tutti sappiamo, Microsoft è colpevole per aver violato la legge antitrust statunitense, e ha abusato del proprio potere monopolistico con Windows estendendolo ai browser, il che è illegale. Per questo motivo il mercato è fortemente corrotto. Ora, il problema è che i regolamenti per la tecnologia sono molto complessi da formulare. In certi casi non sono utili, mentre in altri vanno a peggiorare i problemi stessi che tentano di risolvere. Mitchell Baker sta discutendo tutte queste cose sul proprio blog. È possibile leggere una serie di suoi post correlati qui»

Mozilla sta per approdare sul mobile. In un’ottica di lungo periodo quale potrebbe essere il comparto maggiormente remunerativo: desktop o mobilità?
«È difficile da dire, e Mozilla non approccia le cose in questo modo. Siamo una organizzazione non-profit, perciò non perseguiamo la massimizzazione dei profitti. La ragione per cui vogliamo costruire un browser per il mobile è nel fatto che il mobile è veramente importante e sempre più persone useranno il Web dai loro telefoni (o Mobile Internet Device), perciò se Mozilla vuole rimanere rilevante ovunque e spingere la propria missione in linea con il Manifesto Mozilla, abbiamo bisogno di essere importanti anche nel Mobile. Questo è il motivo per cui lavoriamo duro sul nostro browser mobile, nome in codice Fennec. Dovremmo vederne presto una versione per Nokia N810 (che gira su Linux), quindi una versione per Windows Mobile, quindi Symbian»

Second Life. Facebook. YouTube. Tutti grandi progetti, tutti con i conti in rosso. La parte “social” della Rete, insomma, ancora non ha dimostrato di essere matura. In cosa si differenzia un progetto come Mozilla?
«Mozilla è molto differente in almeno tre cose:

  1. Come dicevo prima, siamo una organizzazione non profit. Abbiamo bisogno di far soldi per operare, ma non è il nostro obiettivo. I servizi menzionati sono compagnie “for profit”. Non sto dicendo che siamo migliori di queste, ma che siamo molto differenti, tanto negli obiettivi quanto nel modo di operare;
  2. Abbiamo già raggiunto la sostenibilità molti anni fa e sicuramente i piani sono di rimanere sostenibili;
  3. Un’altra cosa è che siamo Open Source. Ciò che facciamo è pubblico, trasparente, basato sulla community e riusabile da altri. Se vuoi costruire un rivale di Firefox, puoi scaricare il nostro codice sorgente, trovare un nuovo nome per esso (non potrai chiamare il tuo browser “Firefox”) e sei a posto. Non puoi invece fare questa cosa con Second Life, Facebook o YouTube…»

Se Tristan Nitot fosse costretto ad affiancare sul proprio desktop un secondo browser al Firefox d’ordinanza, quale sceglierebbe e perché?
«Questa è una domanda veramente interessante. Amo la capacità di Firefox di essere personalizzabile tramite add-on (estensioni e temi), e sono sicuro che avrei tempi difficili se dovessi usare altri browser. Mi piace provare le nuove estensioni e rimango affascinato dall’innovazione che permettono. Poiché è facile creare estensioni, le persone con idee interessanti se ne escono con prototipi veramente “cool” di idee pazze. Penso userei Seamonkey, perché ha le estensioni, o Camino su Mac. Sono entrambi basati su Firefox. Se usi Windows Chrome è niente male, mentre se hai un Mac Safari è carino (non mi piace su Windows però). Ho usato a volte anche Opera, che gira su tutte e tre le piattaforme»

Fonte: WebNews

Una stima basata sul parco di installazioni di un software, e dunque probabilmente priva di un valore statistico autentico. Ma, al contempo, un segno che un trend è forse in via di definizione: secondo i dati forniti da Wakoopa, azienda olandese che ha confezionato quella che definisce come la “State of the apps” per il primo trimestre 2009, la metà degli utenti della sua utility si definisce un utente avanzato, e l’età media non supera i 26 anni. E tra questi, Twitter si conferma la moda del momento, e Internet Explorer non è più il browser preferito: anzi, oltre a Firefox lo battono anche altri.

Divise per continenti e subcontinenti, le stime Wakoopa mostrano valori differenti a seconda del riferimento geografico: la piattaforma Mac è leggermente più diffusa in Europa che in Nordamerica (28,89 per cento contro 26,5), cala in Sudamerica e Asia (18,55 e 15,86 per cento). Opera si riesce a piazzare al terzo posto tra i browser solo nel Vecchio Continente, scavalcando Explorer e piazzandosi dietro Chrome (14,15) e Firefox (63,99 per cento): la sorpresa in questo caso comunque è l’ottima performance del browser di Google, che si assicura un media attorno al 15 per cento nel complesso dei dati globali, segno che le sue caratteristiche hanno attirato l’attenzione e centrato i gusti del tipo di utenti censito da Wakoopa.

Molto interessante anche il confronto di piattaforma: su Windows, Chrome è sempre secondo dietro Firefox, mentre su Mac deve fare i conti con la presenza di Safari, utilizzato da circa 1/3 del parco installazioni dell’utility olandese. Altrettanto affascinante il confronto tra applicazioni di instant messaging attraverso piattaforme e continenti: il Messenger Microsoft primeggia ovunque quando si parla di Windows, mentre Adium si aggiudica una buona metà dei navigatori Mac in tre continenti su sei (fanno eccezione Africa, Asia e Oceania, dove cala attorno al 30 per cento). L’altra eccezione è costituita da Skype, sovrano incontrastato dei Mac africani, e presenza significativa superiore al 10 per cento nelle Americhe, in Asia e in Europa.

Altro dato accattivante è quello anagrafico: Explorer riesce ad aggiudicarsi la medaglia di bronzo nelle due fasce di età comprese tra 21 e 30 anni e 31 e 40, e risale al secondo posto sopra i 41. Tra i più giovani, invece, non riesce neppure a salire sul podio: chi ha meno di 20 anni preferisce sempre Firefox, Chrome e Opera (con Safari che ovviamente si prende la sua fetta su Mac), mentre le preferenze in fatto di videogiochi (WOW su tutti), e instant messaging (Messenger e Adium), restano pressoché costanti ad ogni età.

Sul fronte del web, secondo Wakoopa il servizio più cliccato è senza dubbio Facebook: da solo riesce a totalizzare il 14,72 per cento del tempo speso online dagli utenti, seguito da Gmail (11,39 per cento), YouTube (9,13), Google Search (7,38) e Reader (6,67). Un buon successo riscuotono pure Twitter, Wikipedia, FriendFeed e MySpace: in totale le quattro note manifestazioni del web 2.0 assommano a oltre il 10 per cento del totale, con Twitter che fa segnare una impennata nelle preferenze dei navigatori a marzo.

La top ten per piattaforma

In una recente intervista, il CEO di Mozilla ha confidato come i rapporti tra la sua società e Google si siano in parte complicati dopo l’arrivo di Chrome. Il nuovo soggetto nella guerra dei browser potrebbe cambiare presto gli equilibri.

Da quando c’è Chrome i nostri rapporti con Google si sono complicati. Potrebbe essere riassunto così il pensiero di John Lilly, il CEO di Mozilla, impegnato a contenere la politica progressivamente più aggressiva di Mountain View nel comparto dei browser. La fine della fase beta, la pubblicità dell’applicativo all’interno di portali importanti come YouTube e la possibilità di stringere accordi esclusivi con gli OEM potrebbero consentire a Chrome di affermarsi più rapidamente sul mercato, sottraendo utenti al fortunato Firefox di Mozilla.

«Abbiamo un rapporto buono e ragionevole, ma mentirei se non dicessi che negli ultimi tempi le cose sono più complicate di quanto non lo fossero un tempo» ha dichiarato con schiettezza John Lilly al sito di informazione online Computerworld. Che i rapporti fossero destinati a deteriorarsi almeno in parte era, del resto, evidente già a pochi giorni di distanza dal rilascio della prima versione beta di Chrome. L’ingresso di Google nel comparto dei browser era destinato a rendere più labile la stretta partnership con Mozilla, che basava sugli accordi per le ricerche e la presenza nel Google Pack la propria forza. Mentre il patto sulle ricerche rimane in vita, Mountain View ha deciso recentemente di sostituire Firefox con Chrome nel pacchetto di software consigliati per i suoi utenti, una decisione che potrebbe avere conseguenze importanti per il livello di download dell’applicativo di Mozilla.

Il CEO ha poi ricordato come gli accordi stipulati pochi mesi fa con Google rientrino in un periodo di tempo determinato, ma non potranno certo essere eterni: «Il nostro obiettivo è di essere protagonisti del Web per 50 o anche 100 anni, e non puoi dipendere sulla società di nessuno [per così tanto tempo, ndr]. Il nostro accordo triennale è il più lungo mai stipulato fino ad ora. Si tratta di un orizzonte a lungo termine, dunque non dobbiamo fare nulla nell’immediato, ma nei prossimi tre anni potremo continuare a sviluppare nuovi prodotti e creare nuovi flussi di guadagno».

Nel corso dell’intervista, John Lilly ha inoltre esternato le proprie preoccupazioni per le recenti dichiarazioni di Dean Hachamovitch, general manager di Internet Explorer, che ha sostanzialmente bollato come inutile la gara tra i browser per rendere sempre più veloci le performance di rendering per JavaScript. «HTML e JavaScript sono i linguaggi del Web. E ciò che potrebbe accadere se i moderni browser come Firefox e Chrome fuggissero da Internet Explorer non sarebbe molto salutare. Il 69% degli utenti utilizza ancora IE, e se JavaScript su IE continuasse a essere da tre a quattro volte più lento [rispetto agli altri browser, ndr], gli sviluppatori potrebbero pensarci due volte prima di portare JavaScript verso nuovi limiti».

Lo scenario che si prospetta per Firefox per il 2009 sembra essere denso di sfide e opportunità. Il browser di Mozilla dovrà difendersi dall’arrivo del nuovo Internet Explorer e, allo stesso tempo, si troverà nella necessità di arginare la crescita di Chrome, ora fuori dalla sua fase beta e destinato a maturare in fretta. John Lilly appare comunque ottimista: «A questo punto, un utente su cinque di Internet usa Firefox. Si tratta di un dato molto buono e ne andiamo fieri. Quando abbiamo lanciato Firefox 1.0, sembrava impossibile che potessimo raggiungere il 20% del mercato».

Fonte: business.webnews.it

Un browser su cinque è Firefox. Questo è quanto affermano i dati che vengono diffusi in queste ore da Net Applications attraverso il proprio osservatorio specializzato. Dati secondo cui l’erosione della leadership nel settore di Microsoft Internet Explorer non si è fermata.

A segnalare che Firefox potrebbe aver superato una "soglia psicologica" e raggiunto un traguardo storico è TGDaily, che osserva come da diverso tempo il browser open source di casa Mozilla abbia esitato attorno a quota 20 per cento, quota che però sembra ormai raggiunta.

la torta

Se in Europa Firefox è tradizionalmente assai più diffuso che altrove, e combatte oltre quota 30 per cento, i dati di Net Applications hanno l’ambizione di disegnare un quadro più globale. Lo stesso osservatorio assegnava a Firefox a fine 2006 uno share globale del 14 per cento.

Secondo le rilevazioni di Net Applications tra il 5 e il 26 ottobre Firefox ha oscillato tra il 19,89 per cento e il 20,06 per cento dello share: sebbene la media del mese sia 19,7 per cento, la "sensazione" è che il 20 per cento costituisca ormai un dato acquisito.

Ma, a voler prendere per buoni i dati dell’osservatorio di instant marketing, un altro dato rilevante è quella che si potrebbe a spanne definire la rimonta di Opera su Chrome. Secondo i dati di Net Applications, infatti, Opera browser batte Google Chrome di qualche percentuale, in particolare nella media mensile per ottobre Opera è a quota 0,75 per cento e Chrome a 0,74.

classifiche

Dati più ad effetto quelli che riguardano Safari: come probabile conseguenza di una leggera contrazione che l’osservatorio denuncia dei sistemi Mac connessi alla rete (dall’8,23 per cento di settembre all’8,21 di ottobre), il browser di casa Apple è arretrato a quota 6,57 per cento, dato che lo mantiene come terzo competitor nella "guerra dei browser" ad enorme di distanza dal suo diretto inseguitore, Opera.

Il dato che però colpisce secondo gli esperti dell’osservatorio è quello di Internet Explorer: pur rimanendo ampiamente il browser globalmente più utilizzato, lo share del client Microsoft è calato dal 71,52 al 71,27 per cento nel giro di un mese, ed è considerato il più drastico calo di diffusione nel gruppo dei primi sei browser.

Fonte: Punto Informatico

Yahoo! sceglie Firefox: su yahoo.com agli utenti che girano con browser come Internet Explorer o Safari appare in questi giorni un invito a scaricare la nuova versione di Firefox, il celebre browser di Mozilla.

lo slogan

"Yahoo! raccomanda di installare il nuovo, più veloce e sicuro Firefox 3": è questa la scritta che campeggia in alto sulla homepage del sito. A destra è posizionato un pulsante che permette di scaricare il software. Si tratta di un’edizione speciale di Firefox studiata ad hoc per Yahoo: è dotato di piena compatibilità con la Yahoo! Toolbar ed imposta il portale della grande Y come motore di ricerca predefinito. L’invito non compare sempre nella medesima forma, come sottolinea Mattew su Geek.com, ma va cambiando, con altri "slogan" che possano allontanare gli utenti da browser "meno sicuri".

Inutile dire che c’è chi legge l’avviso di Yahoo come una ovvia conseguenza dei rapporti sempre più stretti del portalone statunitense con il browser di Mozilla, ma c’è anche chi ci vede un tentativo di dar fastidio a Microsoft e al suo Internet Explorer.

Fonte: Punto Informatico

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