settembre 2008


“HP propone sui desktop HP Compaq dc7900 un particolare ambiente virtuale dedicato a Firefox e alla navigazione web sicura”

Da qualche mese, già ne parlavamo in occasione di un importante evento, HP sta divulgando interessanti informazioni in merito alle tecnologie per la virtualizzazione. Oggi il consolidamento dei server è ormai pratica assodata e sempre più spesso si parla di applicazioni virtualizzate e centralizzate accessibili da singoli client; HP aggiunge a questo scenario un altro importante tassello: la virtualizzazione come soluzione per aumentare la sicurezza.

Un progetto sviluppato da HP in collaborazione con Mozilla Foundation prevede la realizzazione di un browser in grado di lavorare in un ambiente virtualizzato, quindi esponendo il sistema host in modo minimale. Inoltre, qualora dovesse insorgere qualsiasi problema di sicurezza sarà molto semplice ripristinare l’ambiente virtuale ad una condizione sicura.

Come preannunciato dell’evento di Berlino, HP intende diffondere queste soluzioni all’interno delle aziende. Alcune indagini hanno confermato che i pc aziendali sono spesso utilizzati anche per operazioni di natura personale: navigazione web o altri servizi online sono operazioni decisamente comuni oggi e inibirle potrebbe anche portare a risultati sconvenienti.

Partendo da questo presupposto HP ha lavorato per creare un ambiente utilizzabile dal dipendente, senza però esporre a rischi l’azienda. In realtà HP ha presento a grandi linee un progetto assai più ampio che va ben oltre la semplice navigazione web, ma per tali evoluzioni è necessario attendere ancora qualche tempo.

A ben guardare HP non propone nulla di concettualmente innovativo: VMware da tempo distribuisce la browser appliance – un approfondimento dedicato è disponibile qui – usabile in abbinamento a VMware Player, ma anche altre opzioni sono disponibili da lunga data. Ad HP va riconosciuto il merito di aver portato questo tipo di soluzioni, tipicamente molto di nicchia, a un livello mainstream e preinstallate sui propri pc dedicato al comparto aziendale.

Fonte: Hardware Upgrade

Mail ricevuta questa notte sul gruppo dev.planning

Shortly after releasing Firefox 3.0.2 our QA and Support teams began seeing reports of problems certain users were having with the Firefox Password Manager. This was being caused by non-ASCII data (in domains, logins or passwords) saved as something other than UTF-8 failing to convert back to Unicode (see bug 454708) which was a regression from a fix to make the Password Manager work on IDN sites with characters over U+0100 (see bug 451155).

Firefox 3.0.2 – rilasciato martedì 23 settembre – contiene una regressione che, in presenza di caratteri non UTF-8 nel database, impedisce l’accesso alle password salvate o la memorizzazione di nuove password. Gli elementi già salvati non sono persi, semplicemente il gestore password di Firefox non riesce ad accedervi.

Per ulteriori informazioni vi consiglio di leggere questo articolo su SUMO (complimenti a Underpass per la velocità con cui l’ha tradotto, al momento è l’unica traduzione disponibile).

La correzione è già stata inserita nel codice, all’inizio della prossima settimana (dopo il QA) dovrebbe essere rilasciata una versione 3.0.3 con il fix specifico per questo problema.

Fonte: pseudotecnico:blog

Promozione, sviluppo e spinta sul versante cellulari online ma anche una maggiore presa di coscienza sul potenziale della Rete e dei suoi utenti.

È un piano biennale che punta su quattro punti da raggiungere entro il 2010 quello delineato da Mitchell Baker, la combattiva direttrice della Mozilla Foundation. Presentato originariamente al Firefox Summit, il piano è riassumibile nel voler promuovere e far progredire l’universo Mozilla ed al contempo Internet stessa, spingendola sempre più verso la “visione di un posto aperto, decentralizzato e basato sulla partecipazione”.

Il primo punto è quello di rafforzare il ruolo di Mozilla come centro e stimolo della Rete: sostenere progetti e innovazioni ma anche le comunità, il web aperto e sociale e la portabilità nella vita online.
Al centro del punto due ci sono infatti proprio i dati e l’aiutare le persone a esercitare i diritti alla privacy coniugandoli al contempo con la condividivisione pubblica ed anonima delle informazioni utili raccolte.
Il più concreto è il terzo punto che verte sul settore cellulare e sulla necessità di rendere i telefonini che vanno su Internet veramente parte del web, anche tramite lo sviluppo di nuovo software nello specifico di un prodotto targato Moziila da lanciare al più presto sul mercato. Per fortuna -aggiungiamo noi- su questo versante ci sono buone notizie con progressi nel porting per processori Arm (usati da molti smartphone e palmari) di Tracemonkey, il motore Javascript di nuova generazione di Mozilla. Se ne sta occupando lo sviluppatore Vladimir Vukicevic e il suo operato sarà incluso nella prossima e attesa versione alpha di Fennec, il Firefox per cellulari.

Il quarto ed ultimo punto è smaccatamente promozionale. Secondo la Baker bisogna continuare ad accrescere la visibilità, popolarità e percentuali di mercato di Firefox, attualmente ai massimi storici grazie al Download Day.

I vari punti, e in generale tutto il piano e gli obiettivi sono disponibili anche sotto forma di wiki, aperto a discussioni e integrazioni.

Fonte: MyTech.it

Con una mossa pensata per placare gli animi dei sostenitori di Ubuntu, negli scorsi giorni il CEO di Mozilla, Mitchell Backer, ha deciso di cancellare la nuova EULA (End User License Agreement) di Firefox e di eliminare l’obbligo, per le distribuzioni Linux come Ubuntu, di visualizzare il testo della licenza al primo avvio del browser.

Di fatto, dunque, Backer ha ritrattato tutte le novità all’EULA di Firefox che avrebbero dovuto accompagnare l’imminente versione 3.0.2. Quelle stesse novità che, all’inizio della settimana, hanno scatenato una forte ostilità da parte della comunità di Ubuntu: tanto che Mark Shuttleworth, fondatore di Ubuntu, è dovuto intervenire in veste di paciere e promettere l’avvio di una discussione con Mozilla per risolvere la questione.

Nel proprio blog, Backer afferma di comprendere "che qualsiasi tipo di EULA è fastidiosa, persino quando il contenuto è basato su codice FLOSS". Il boss di Mozilla sostiene che quella inclusa di recente in Firefox non era una vera e propria EULA, ma un semplice avviso con cui la propria società voleva informare gli utenti sul tipo di licenza che accompagna Firefox e sui servizi che questo integra.

Da un lato Backer ha acconsentito ad eliminare l’EULA – pardon, l’"avviso" – dall’altro ritiene però che ci sia ancora la necessità di informare gli utenti sulla natura e i contenuti di Firefox, nonché sul fatto che il nome e il logo del browser sono un marchio registrato di Mozilla.

Su quest’ultimo punto si era già scontrata Debian, che per aggirare le imposizioni di Mozilla ha sfornato una versione di Firefox con un logo e un nome – IceWeasel – differenti. Questo è stato fatto anche per Thunderbird, SeaMonkey e Calendar, diventati rispettivamente IceDove, IceApe e IceOwl.

Fonte: Punto Informatico

Fissati i rilasci delle beta, Mozilla deve ancora definire il giorno della release ufficiale.

Anche se la data di rilascio della versione definitiva non è ancora fissata (si parla della fine di quest’anno o dell’inizio del prossimo), Mozilla ha annunciato la roadmap che porterà a Firefox 3.1.

La Fondazione renderà dunque disponibile la beta 1 il prossimo 30 settembre, mentre per la beta 2 occorrerà attendere il 4 novembre.

Non è stata rispettata dunque la tabella di marcia annunciata all’inizio di luglio, quando la prima beta era prevista addirittura per il mese di agosto; probabilmente Chrome ha qualche responsabilità per questi ritardi.

L’arrivo con grande clamore del browser di Google, unito alle critiche che Firefox 3.0 ha ricevuto da alcuni (secondo i quali sarebbe stato rilasciato prima di essere davvero finito) hanno probabilmente spinto il team di sviluppo a volersi superare ed essere sicuro che le funzionalità introdotte funzionino come un orologio.

Considerata la portata delle innovazioni, in effetti agli sviluppatori non si può dare torto: Shiretoko (nome in codice di Firefox 3.1) porterà con sé un aggiornamento del motore di rendering Gecko – che raggiungerà la versione 1.9.1 – e una riscrittura completa del motore Javascript.

Il vecchio motore, Spidermonkey, sarà sostituito da Tracemonkey, il quale promette prestazioni fino a sette volte migliori del predecessore e superiori anche a quelle di V8 – il motore Javascript di Chrome – che si è dimostrato molto efficiente.

Tra gli altri miglioramenti occorre ricordare l’introduzione del supporto a Html 5 (che introduce il tag video) e alla terza versione delle specifiche per i fogli di stile, Css3.

Ultima caratteristica, svelata non molti giorni fa, la presenza di una speciale modalità discreta utile per navigare senza lasciare tracce nel Pc: si tratta del privacy mode, per gli amici porn mode. La stessa idea è presente sia in Chrome che nel prossimo Internet Explorer 8 di Microsoft.

Fonte: Zeus News

Al contrario del codice sorgente, il marchio e il logo di Firefox non sono open. È quanto fa sapere Mozilla alla distribuzione Ubuntu, che accetta da par suo di sottostare alle condizioni imposte. Gli utenti, però, non sembrano esserne felici.

Ha destato scalpore e parecchi polemica la richiesta a Canonical da parte di Mozilla Corporation di mostrare obbligatoriamente all’utente la End User License Agreement (EULA) di Firefox all’interno di Ubuntu. Secondo Mozilla il rispetto di questa richiesta sarebbe condicio sine qua non per l’utilizzo del nome Firefox, che è appunto un marchio registrato di Mozilla, all’interno della prossima versione della nota distribuzione Linux.

Il problema non è nuovo e già Debian, storica distribuzione da cui Ubuntu deriva, si era trovata ad affrontarlo decidendo di optare per una versione senza marchio di Firefox, chiamata IceWeasel, costruita sugli stessi sorgenti del panda rosso ma priva di ogni riferimento ai marchi registrati. Diversa è la strada intrapresa da Ubuntu: i vertici di Canonical hanno infatti deciso di accogliere la richiesta di Mozilla e di presentare all’utente la licenza di Firefox al primo avvio del browser.

La cosa ha fatto storcere il naso a molti, scatenando un’accesa discussione: abituati ad una visione libera del software, gli utenti non trovano accettabile dover sottostare all’accettazione di una licenza per i marchi e i loghi il cui utilizzo non è libero tanto quanto il codice sorgente. Sembra emergere a gran voce la preferenza degli utenti di scegliere una versione no-brand del browser (che Ubuntu ha già confezionato sotto il nome di ABrowser), accusando tra l’altro Canonical di aver deciso senza la consultazione della comunità.

A tal proposito è intervenuto lo stesso Mark Shuttleworth, presidente di Canonical e fondatore di Ubuntu, affermando che le decisioni andrebbero sempre prese insieme alla comunità ma che «allo stesso tempo Ubuntu ha bisogno di rapportarsi con società che non operano e non possono operare in maniera trasparente». Shuttleworth continua dicendo che con Mozilla ci sono state complesse ed intense conversazioni riguardo il problema EULA di Firefox e che è piena intenzione di Ubuntu aiutare Mozilla a supportare e diffondere il proprio brand anche perché «non bisogna dimenticare che questa [Mozilla, ndr] è una delle poche compagnie che è riuscita con successo a portare il software libero fin dentro la tana del lupo».

Insomma, polemiche o no, la strada intrapresa da Ubuntu è fuori discussione e l’unica cosa che resta ancora da decidere è come indorare la pillola. Al momento la licenza di Firefox viene mostrata sotto forma di nuova scheda al primo avvio del browser e all’utente non è richiesto di premere alcun pulsante di accettazione, per quello che tale gesto possa valere a livello legale. Un minimo scotto da pagare per annoverare tra le proprie cartucce uno dei prodotti più popolari degli ultimi anni.

Fonte: WebNews.it

 

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